I presupposti della PNL per un insegnamento efficace

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Un bambino, un ragazzo, un giovane  può sentirsi preoccupato per le differenze tra le capacità che sa di avere e il suo risultato nella performance scolastica e formativa, può domandarsi il motivo delle differenze tra le difficoltà di alcuni suoi compagni e amici e l’apparente facilità con la quale altri ottengono risultati sorprendenti. Cosa c’è in ognuno di noi che può “fare la differenza”?

Ci sono insegnanti/formatori che riescono ad agganciare e guidare l’attenzione di tutta la loro classe, ad instaurare forti e profondi rapporti, a motivare e spingere i propri allievi verso “L’eccellenza”. Cosa c’è in alcuni insegnanti/formatori che “può fare la differenza”? La relazione insegnante allievo è estremamente complessa, il sistema di educazione, formazione, relazione e socializzazione costituisce il contesto in cui un insegnante/formatore si trova.

Se la relazione è “forte” e costituisce un contesto stabile in cui lo studente impara, questo studente imparerà e ,cosa più importante, imparerà ad imparare. L’insegnante/formatore risulta essere davvero efficace quando riesce a parlare nel linguaggio degli studenti/allievi, ma ogni studente ha un suo linguaggio e una sua mappa del mondo, quindi nella conduzione di una classe il problema diventa: “Come parlare diversi linguaggi simultaneamente?, Come creare messaggi leggibili dai ragazzi nel loro particolare modo di interpretare la realtà?”

Recenti studi sugli “stili di apprendimento” individuano tre fasi distinte attraverso le quali passano gli individui, caratterizzate ognuna da un diverso sistema di percezione sensoriale, analisi, elaborazione, archiviazione e uscita delle informazioni: fra i 5 e i 7 anni il bambino predilige mediamente una modalità di insegnamento/apprendimento basata sulle sensazioni tattili cinestesiche; tra gli 8 e i 12 anni predilige una modalità basata sul canale auditivo; dai 13 anni in poi la modalità diventerà di tipo visivo, basata sulle immagini e sulle rappresentazioni interne di concetti astratti.

L’insegnante che adegua il suo metodo di insegnamento agli stili di apprendimento dei ragazzi otterrà la loro attenzione e comprensione, darà loro rispetto e la possibilità di ottenere risultati scolastici motivanti. Il clima distonico, l’insegnante che spiega, valuta, sanziona e tiene la disciplina in classe sembra il modo più diffuso per condurre le lezioni, ed anche quello che viene tramandato dalla cultura e dalla tradizione, è come se per alcuni insegnanti le infinite e creative possibilità di “essere” in classe con i ragazzi si siano ridotte ed impoverite. I ragazzi – i giovani, in aula, apprendono facilmente in un clima sintonico di rispetto reciproco ed apprendono ciò che li interessa, li appassiona e li coinvolge, non riescono ad apprendere ciò che non amano ed è altresì estremamente difficile per l’insegnante/formatore insegnare ciò che non interessa, non appassiona, non si ama.

Ma come fa l’insegnante a sapere ciò che amano i ragazzi e i giovani per poi guidarli verso nuovi amori e verso nuovi interessi, verso nuove soddisfazioni? Cosa dovrebbe fare, quali competenze e abilità dovrebbe possedere, in cosa dovrebbe credere, quale dovrebbe essere la cosa più importante per lui/formatore a scuola, quale dovrebbe essere il suo ruolo? Come dovrebbe fare l’insegnante a mettere a disposizione le proprie risorse agli allievi e come dovrebbe fare l’insegnante ad apprendere dalle risorse dei suoi stessi allievi? Come poter insieme raggiungere obiettivi prefissati e concordati?

Abbiamo passato e passiamo tuttora molto del nostro tempo ad apprendere informazioni che molto spesso dimentichiamo subito e parte di esse è già obsoleta nel momento in cui viene appresa. Si impara in ogni contesto dalla scuola alla azienda e si investono molti soldi su come migliorare le relazioni con gli altri e con noi stessi e purtroppo sembra abbastanza paradossale che la scuola e l’università interessate a veicolare informazioni e nozioni di qualità trascurino di adeguarle ai diretti fruitori mantenendone, invece, la freddezza accademica, rendendo nullo l’impatto degli studi sulla vita reale e quindi l’interesse a farli propri.

Sembra strano, ma non si può veicolare “informazione” e fare in modo che gli alunni capiscano, apprendano e memorizzino se non si è creato preventivamente un clima facilitante all’insegnamento/apprendimento, basato sul rapporto. Sembra ancor più strano riflettere su come funziona l’apprendimento e i sistemi di memorizzazione a breve e lungo termine delle informazioni, le Neuro Scienze sostengono infatti che si apprende e si memorizza per immagini ed associazioni di immagini collegate tra loro in modo paradossale e di vivida azione, molto lontano dai sistemi tradizionali di insegnamento basati sul racconto astratto e l’ascolto silenzioso.

Viene detto ai ragazzi e ai giovani che non hanno un buon metodo di studio… ma chi si è preoccupato di osservare e migliorare il loro metodo o di dar loro un metodo di studio efficace? E d’altra parte… chi insegna agli insegnati ad insegnare? Viene detto ai ragazzi che sono demotivati, ma come è possibile essere motivati, “ spinti verso ”, se non si ha un obiettivo da raggiungere, di cui congratularsi con se stessi e del cui raggiungimento gioire? Chi insegna ai ragazzi e ai giovani a rendere congruenti ed allineati credenze, valori e fisiologia al fine di applicare strategie efficaci a raggiungere gli obiettivi? E chi insegna loro come darsi un obiettivo che soddisfi i loro valori, le loro credenze aggiungendo qualcosa alla loro esperienza, un obiettivo concreto che sia valutabile e non sia troppo grande per le loro forze o troppo poco ambizioso perché ne valga la pena, un obiettivo del cui raggiungimento possano essere certi tanto da poter immaginare quel momento e gioirne, sapendo che si tratta del mezzo più efficace per esser certi che saranno tesi e attenti verso il suo raggiungimento? E chi insegna questo stesso processo agli insegnanti? A farlo su loro stessi, con la loro famiglia, nel loro lavoro, con i loro colleghi, in classe con i ragazzi.

Pensiamo che la PNL possa rispondere efficacemente a tutte queste domande, riteniamo che l’insegnamento e l’apprendimento siano attività fondate sulla motivazione, sulla capacità di trasferire ed acquisire mappe cognitive e comportamentali e sulla capacità di entrare in relazione con le persone interessate. Questo ci porta a considerare l’importanza di modelli e tecniche pragmatiche che favoriscano il raggiungimento di questi obiettivi e conseguentemente quelli dell’apprendimento e del cambiamento.

Tre sono le principali caratteristiche della PNL che determinano la crescita personale:

1.      lo studio delle capacità creative della mente inconscia,

2.      la descrizione dei processi sensoriali attraverso i quali ogni individuo organizza i dati della realtà sensoriale esterna e li integra con quelli interni già esistenti,

3.      le strategie che avvengono fra input sensoriale e output comportamentale.

Attualmente la PNL continua a progredire sempre su nuovi fronti di ricerca, fornendo una gamma in costante evoluzione di metodi e modelli tesi alla comprensione del modo in cui pensiamo, del modo in cui percepiamo la realtà, di come utilizziamo le nostre capacità sensoriali e di come selezioniamo i nostri comportamenti verbali e non verbali. Dal punto di vista dell’insegnante può essere strategico sapere che il linguaggio che usiamo riflette la nostra esperienza del mondo e quindi che cambiare il linguaggio può significare cambiare visioni limitate, pregiudizi o convinzioni negative, e abituarsi a pensare, parlare e agire in modo più positivo e costruttivo.

Avere, quindi, una certa conoscenza degli strumenti con cui analizzare le sequenze di comportamento, significa poter interagire con gli altri in modo più positivo ed efficace. Una possibilità offerta dalla PNL si ha nell’ambito del potenziamento dell’efficacia personale “Empowerment” . Essere efficace implica sapere ciò che si vuole, essere consapevoli degli effetti delle nostre azioni, ed avere la flessibilità necessaria per modificare i nostri comportamenti in vista del nostro obiettivo.

Le limitazioni che noi stessi ci imponiamo ci impediscono spesso di realizzare il nostro potenziale personale, facendoci credere di avere poche possibilità di scelta su come comportarci o attivando risposte inadeguate automatiche, impedendoci di vivere pienamente la nostra vita, cogliere le opportunità importanti, risolvere con successo situazioni critiche. Una delle aree di ricerca e di applicazione della PNL riguarda il Modellamento. Consiste nell’estrazione e nell’analisi puntuale delle strategie comportamentali e dei processi mentali delle persone di successo.

Ad esempio quegli alunni che eccellono nelle materie scolastiche/formative, nelle relazioni umane, nelle capacità e nella velocità di apprendimento e memorizzazione, nella capacità di autovalutazione e autogratificazione, nella creatività e problem solving. Il modellamento ha lo scopo di renderle accessibili per tutte quelle persone che possiedono strategie non altrettanto efficaci con il presupposto che l’eccellenza si impara e che ne siano tutti potenzialmente dotati.

Ce.S.For attraverso la sezione lo “psicologo risponde” offre GRATUITAMENTE ai giovani, ai formatori e ai docenti la possibilità di un breve percorso di orientamento e consulenza online su tematiche riguardanti il potenziamento di sé e della capacità di comunicazione e relazione e la crescita personale. Per chi dovesse avvertire il bisogno di intraprendere un percorso individuale di crescita personale è prevista la possibilità di essere inserito in percorsi di PNL 3 Coach di gruppo e in percorsi di consulenza individuale. Tale servizio è a pagamento. Per tale servizio la Ce.s.For si avvale di collaboratori e professionisti specializzati.

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